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Le origini della toponomastica Apollosana - Apollosa notizie storia

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Apollosa — Storia locale

Le origini della
toponomastica apollosana

Più antichi sono gli insediamenti umani in un luogo, meno facile è stabilire l’origine e il significato del nome.

Non abbiamo documenti, tradizioni o leggende sulle origini di Apollosa; volendo cercare di penetrare nell’oscurità dei secoli per determinare, sia pure in maniera largamente approssimativa, l’epoca della fondazione della nostra cittadina, dobbiamo necessariamente ricorrere a delle congetture, ricollegando indizi e dati che hanno un certo fondamento storico e documentale.

Le ipotesi sull’origine del nome

Alcuni studiosi di storia regionale ritengono che l’antico centro abitato di Apollosa abbia avuto origini altomedievali e sia stato fondato dai Longobardi verso la metà del secolo VIII; la sua posizione di controllo, a cavallo della via Appia, sembrerebbe accreditare questa ipotesi. L’antico centro abitato di Apollosa sarebbe stato uno dei tanti luoghi fortificati con i quali i principi longobardi di Benevento circondarono la loro capitale, per meglio difenderla da eventuali incursioni. Originariamente, quindi, Apollosa non sarebbe stata che una fortezza longobarda, successivamente potenziata dai Normanni, intorno alla quale si sviluppò man mano il centro abitato.

C’è poi chi ritiene che Apollosa sia un nome legato alla via Appia, che in origine attraversava il territorio comunale nelle attuali contrade di Tufariello, Epitaffio e Cancellonica. Secondo questa ipotesi, in contrada Tufariello, nella zona detta Taverna di Apollosa, nei pressi della chiesa di San Domenico, i Romani collocarono un lapillus miliarius (lungo il tracciato delle vie consolari romane, ogni mille passi — circa 1.480 metri — venivano collocate le colonnette miliarie, ciascuna delle quali portava inciso il numero di miglio che indicava la distanza dal Foro di Roma).

Incisione d’epoca raffigurante la posa di una colonna miliaria lungo una via romana, con il motto Sub terris quaerebat iter
Sub terris quaerebat iter — la posa di una colonna miliaria in un’incisione d’epoca.

Nei pressi di questo cippo sorse una taberna, o stazione, o osteria. La locanda, perché vicina al lapillus, venne presumibilmente identificata come la locanda del «Lapillo»: donde il nome del futuro centro abitato, attraverso le forme Pellusia, Lapillosa, Lapellosa, Pelosa, La Pelosa, Pollosa, Apellosa, Apollosa.

L’opinione più accreditata ritiene che il toponimo «Lapellosa» derivi semplicemente dalla parola latina lapillosus, tratta da lapillus, che indica un terreno sassoso (difficile da coltivare), presumibilmente attribuito a tutta l’area territoriale dell’attuale Terravecchia nel periodo delle centuriazioni o in quello successivo.

Per ultima va citata l’ipotesi del monaco di Montesarchio frate Arcangelo, autore di un’opera dal titolo Cronistoria della Riformata Provincia di Puglia, nella quale, tra le altre cose, ipotizzava l’origine pagana del nome Apollosa, desumibile dall’esistenza in loco di un altare votivo dedicato al dio Apollo (Ara Apollinis): ipotesi priva di qualsiasi fondamento storico e documentale, suggestiva e attraente ma troppo fantasiosa, da accogliere solo come una bella leggenda.

Viabilità e nomi di luogo

Uno degli elementi unificanti degli insediamenti umani è costituito dalla viabilità, cioè

«dal complesso dei modelli di percorrenza esistenti ed esistiti, nel rapporto con la realtà naturale dei luoghi e con la storia dell’uomo».

La presenza umana è testimoniata nella zona da tempi antichi; i primi abitanti del luogo vivevano di caccia, allevamento di animali e raccolta di prodotti naturali, e si muovevano privilegiando passaggi e vie di crinale, cioè vie situate a una certa altitudine, dalle quali si potevano individuare facilmente i pericoli.

I percorsi più frequentati e comodi erano spesso costellati da ripari naturali e artificiali che, per la loro labilità, non hanno lasciato tracce evidenti sul territorio, ma probabilmente sono stati ripresi in epoche successive in quanto percorsi naturali comodi e sicuri, fino ad arrivare ai nostri giorni come strade vere e proprie, con nomi che si rifanno, in molti casi, a caratteristiche dei vari luoghi (coronimi), alla presenza di piante particolarmente importanti per l’epoca (fitonimi), a sorgenti o corsi d’acqua (idronimi), o a luoghi sede di piccole e arcaiche attività economiche.

Esempi di nomi delle località suddette sono:

Tufarola (Tufariello) Filippotte Ciesco Cupo Visciuni Airemande Aria della Corte Piro Moscariello La Cava Carcara (fornace) Ospedale Ciesco Malandrino Pratola (terreno) Santo Spirito Mazzacani Le Potecare Verdischi Parretelle Terravecchia (già contrada Pennino) Acqua Nera Acqua della Corte Acqua Salata Cancellonica Cardagneta Cerasele Cerracchio Cesine Spineta (Spinetum) Ponticiello Parata (Sparata) Vignali Molino Mòppeta San Pietro nel Casale (sito della chiesa parrocchiale) Carpino (Carpinus) Parmenta

Le fonti documentarie

Nella documentazione medievale riguardante il territorio comunale, ricca di atti di compravendita di terreni e di definizione di confini feudali, compaiono già i nomi di alcune strade e luoghi che faranno parte dell’attuale toponomastica.

Utili notizie sui nomi dei luoghi, che successivamente hanno dato i nomi a molte delle strade odierne, si possono facilmente rilevare da un atto del mese di settembre 1635, redatto dall’arciprete don Girolamo Fiorenza, dal titolo Notizie delli confini di questa terra di Apollosa; da un atto notarile del 1735 del notaio Francesco Rigiano di Airola; dal volume Notizie Storiche della Terra di Apollosa a cominciare dall’anno 1112, raccolte da don Francesco Emanuele Fiorenza e seguite da don Girolamo Fiorenza fino al 1835; dal Catasto Onciario e dallo Stato d’Anime.

Alla fine dell’Ottocento si cominciarono ad avere le prime cartografie del territorio con l’indicazione dei luoghi e delle vie di comunicazione più importanti.

Gli elenchi del 1951 e del 1957

Il Comune di Apollosa, nel 1951, con atto deliberativo, redige un primo elenco ufficiale delle vie comunali, urbane ed extraurbane, completato successivamente, nel 1957, con un secondo elenco che, unitamente al primo, descrive dettagliatamente tutte le strade del Comune, fino ad allora individuate in modo approssimativo nel Catasto Onciario, poi riprese dal catasto dell’Italia unitaria e successivamente da quello del 1939.

Nell’elenco che segue l’attuale Strada Provinciale Vitulanese è individuata come «Rotabile»; inoltre non sono riportati alcuni tratti stradali costruiti successivamente alla redazione dell’elenco.

La lunghezza totale delle strade comunali, compreso il tratto di strada provinciale del centro abitato di Apollosa che va da via Pallotti a via Vaccari (esclusa la circonvallazione esterna Cimitero–Aria Caruso), è di 82 km, di cui 7,500 km di strade interne al centro abitato.

Alcune strade sono state riscontrate con nomi diversi, se confrontate con quelle riportate nell’Onciario del 1472 e con quelle riportate nello Stato d’Anime del 1698.

Le strade del Comune di Apollosa

© Angelo Savoia — giugno 2006

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