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Scheda del referendum istituzionale del 2 giugno 1946
Il 2 giugno 1946 ad Apollosa
Il referendum istituzionale e l'elezione dell'Assemblea Costituente
Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati per la prima volta a un voto a suffragio realmente universale: per la prima volta, accanto agli uomini, votarono le donne. In quella stessa giornata si decidevano due questioni distinte ma solidali: la forma istituzionale dello Stato, Monarchia o Repubblica, e la composizione dell'Assemblea che avrebbe scritto la nuova Costituzione. Anche Apollosa depose nell'urna la propria risposta. I verbali di sezione ci consegnano oggi un ritratto nitido di questa comunità nel momento fondativo della Repubblica.
La partecipazione al voto
Nelle liste elettorali di Apollosa risultavano iscritti 1.929 elettori, dei quali 870 uomini e 1.059 donne: le donne costituivano la maggioranza del corpo elettorale, quasi il 55 per cento. È un dato che merita di essere sottolineato, perché in quel giugno la componente femminile del paese non solo votava per la prima volta, ma era numericamente prevalente.

Al referendum si recò alle urne l'87,6 per cento degli aventi diritto. La partecipazione maschile fu più alta (92,4 per cento) di quella femminile (83,7 per cento): uno scarto fisiologico, comune in tutto il Mezzogiorno, spiegabile con la novità del gesto e con le condizioni di una popolazione contadina. Alle elezioni per la Costituente l'affluenza fu addirittura leggermente superiore, con 1.721 votanti (l'89,2 per cento). In ogni caso, quasi nove apollosani su dieci parteciparono: una mobilitazione civile straordinaria, all'altezza della solennità del momento.
Il referendum: Apollosa sceglie la Corona
L'esito del referendum ad Apollosa fu, senza ambiguità, monarchico.

Su 1.603 voti validi, oltre tre quarti andarono alla Monarchia. Per misurare il significato di questa cifra occorre confrontarla con le scale più ampie. A livello nazionale vinse la Repubblica, con il 54,3 per cento contro il 45,7 della Monarchia. Ma l'Italia si spaccò lungo la vecchia frattura tra Nord e Sud: il Settentrione e gran parte del Centro scelsero la Repubblica, il Mezzogiorno la Corona. E la Campania fu, di tutte le regioni, la più monarchica d'Italia, con il 76,5 per cento di voti alla Monarchia. La provincia di Benevento si attestò su un valore più contenuto, il 71,7 per cento.
Ne emerge un dato eloquente: Apollosa fu più monarchica della propria provincia e perfettamente allineata alla media regionale campana. Il suo 76,4 per cento coincide quasi esattamente con il dato dell'intera Campania, e supera di quasi cinque punti quello del Beneventano. Non un caso isolato, dunque, ma un'espressione limpida di un sentimento diffuso in tutto il Sud, dove all'ombra della monarchia si erano ricostituiti i vecchi gruppi dirigenti e prevaleva il desiderio di continuità con lo Stato prefascista.
L'Assemblea Costituente: il primato liberale
Se il referendum racconta un orientamento, le elezioni per la Costituente ne rivelano l'ossatura politica. E qui Apollosa consegna un risultato tanto netto quanto singolare.

Il primo elemento che colpisce è il primato della lista liberale, con il 47 per cento dei voti validi. È un risultato eccezionale, se si pensa che sul piano nazionale i liberali, confluiti nell'Unione Democratica Nazionale, raccolsero appena il 6,8 per cento. Ad Apollosa la lista liberale non solo prevalse, ma sfiorò da sola la maggioranza assoluta. Il secondo elemento è la solidità della Democrazia Cristiana, al 39,8 per cento, in linea con il suo primato nazionale e anzi lievemente al di sopra. Insieme, liberali e democristiani raccolsero quasi l'87 per cento dei consensi: un blocco moderato e conservatore compatto.
Il rovescio di questo primato è la quasi totale assenza della sinistra. Comunisti e socialisti, insieme, non raggiunsero i sessanta voti: il 3,6 per cento, contro un dato nazionale che li vedeva sfiorare congiuntamente il 40. Nella Apollosa del 1946 la proposta socialista e comunista non aveva praticamente radicamento. Anche l'Uomo Qualunque, che pure altrove nel Sud fu contenitore del malcontento monarchico, qui restò marginale (5,6 per cento): il voto conservatore si incanalò nelle liste «rispettabili», e in primo luogo in quella liberale.
Una lettura d'insieme
I due responsi si illuminano a vicenda. Il Partito Liberale, alle soglie del referendum, si era schierato apertamente per la Monarchia, e la stragrande maggioranza dei suoi elettori votò in tal senso. La forza della lista liberale ad Apollosa e il plebiscito monarchico sono dunque due facce della stessa medaglia: l'espressione di una politica dei notabili di tradizione liberal-monarchica, profondamente radicata nel Sannio.
Non è un caso che proprio la circoscrizione XXII, Benevento-Campobasso, avesse tra i suoi eletti alla Costituente una figura di primo piano del liberalismo meridionale come Renato Morelli, antifascista, allievo e braccio destro di Benedetto Croce, sottosegretario di Stato nei governi della Liberazione. Il liberalismo che ad Apollosa raccolse quasi un voto su due non era un'astrazione ideologica, ma la fisionomia storica di un ceto dirigente locale che nel referendum guardava alla continuità e, nel voto di lista, si riconosceva nella tradizione moderata.
A questa lettura si può aggiungere, in via di pura ipotesi e senza che alcuna prova documentale la sorregga, una congettura di carattere locale. È lecito domandarsi se il consenso così nettamente convogliato su poche liste, e in particolare quel primato liberale tanto anomalo rispetto al dato nazionale, non rifletta anche il peso di tre influenti famiglie latifondiste del paese. Nel Mezzogiorno rurale di quegli anni il voto passava spesso attraverso le maglie della dipendenza economica e delle reti di patronato: il grande proprietario terriero orientava, per consuetudine e per necessità, le scelte dei braccianti e delle famiglie legate alla terra. Che ad Apollosa questo meccanismo abbia operato, e che dietro le cifre del 2 giugno si celi l'influenza di tre casati locali, resta però una supposizione priva di riscontri: nessun documento la conferma, ed essa attende semmai la verifica di future ricerche d'archivio. La si riporta qui come ipotesi di lavoro, non come tesi acquisita.
Va segnalato, infine, un dato tecnico che il verbale non nasconde: l'alto numero di schede nulle, 64 al referendum e ben 101 all'elezione della Costituente (quasi il 6 per cento dei votanti). È una percentuale elevata, verosimilmente da mettere in relazione con la novità assoluta della consultazione, con una scheda affollata di simboli e con la partecipazione di un elettorato in larga parte al primo voto, in un contesto rurale di scolarizzazione limitata. Più che un dato politico, è la traccia della fatica materiale di un paese che imparava, in una sola giornata, l'esercizio della sovranità.
Conclusione
Il 2 giugno 1946 Apollosa scelse, a larghissima maggioranza, la Monarchia e affidò il proprio voto a un blocco liberale e cattolico di orientamento moderato. Fu una scelta perdente rispetto all'esito nazionale, ma coerente con la storia e con la geografia del Mezzogiorno. Eppure quella stessa giornata, con l'altissima affluenza e con la prima partecipazione delle donne apollosane alla vita pubblica, segnò l'ingresso pieno del paese nella cittadinanza democratica. Da quel voto, quale che ne fosse il colore, nacque la Repubblica di tutti, Apollosa compresa.
Manifesti elettorali
Il 2 giugno 1946:
Fonti:Archivio Storico Comune di Apollosa; verbali comunali di sezione del 2 giugno 1946 (dati locali); Ministero dell'Interno:Archivio storico delle elezioni, per i dati nazionali e di circoscrizione; dati regionali e provinciali del referendum istituzionale (Campania 76,5%; provincia di Benevento 71,7%).
Angelo S. © maggio. 2008