Il Castello dimenticato :
tra battaglie e cunicoli nascosti.
Il Castello di Apollosa sorgeva in contrada Terravecchia, su una collina di rilevante importanza strategica, dominante uno dei principali assi di collegamento del territorio sannita. Già in epoca romana l’area ospitava un ponte e una taverna di sosta, funzionali al transito di viaggiatori, mercanti e truppe lungo la Via Appia, la principale arteria di comunicazione tra Roma e il Mezzogiorno. Questa funzione viaria determinò una continuità insediativa che si protrasse nel tempo, conferendo al sito un ruolo centrale nel controllo del territorio.

È probabile che la collina fosse occupata già in età romana da una struttura di avvistamento o di controllo, sfruttando la posizione dominante per la sorveglianza delle vie di comunicazione e delle aree circostanti. Tale vocazione strategica si consolidò nel Medioevo, quando il sito fu trasformato in una vera e propria fortificazione.
Secondo l’analisi di Flavio Russo (Castelli medievali: la provincia di Benevento), il castello di Apollosa va interpretato come un avamposto militare avanzato, inserito in una rete difensiva e di comunicazione visiva. La struttura presentava una marcata stratificazione architettonica: i rilievi tecnici evidenziano mura basamentali a scarpa, tipiche delle fortificazioni beneventane, progettate per resistere sia agli eventi sismici sia alle tecniche di assedio. L’impianto planimetrico originario doveva essere quadrangolare, riconducibile alla fase normanno-sveva, successivamente modificato in epoca angioina e aragonese.
Sulla base del confronto con fortificazioni normanne analoghe, il castello di Apollosa doveva comprendere una torre quadrata principale, mura possenti con torrette e fossati, ambienti interni su più livelli, cisterne per l’acqua, una cappella e prigioni sotterranee collegate al sistema ipogeo.
Le fonti storiche e la memoria locale indicano che resti murari e strutture ipogee erano ancora visibili fino alla metà del Novecento, prima che l’abbandono e la vegetazione ne compromettessero la leggibilità. I terremoti del 1688, 1732 e 1930 avevano già gravemente indebolito la struttura.
Uno degli aspetti più significativi riguarda il ruolo del castello all’interno di un sistema di comunicazione ottica. Apollosa costituiva un nodo intermedio tra le sentinelle della Valle Caudina, in particolare Arpaia e Montesarchio, e la città di Benevento, consentendo l’avvistamento anticipato di movimenti militari lungo la direttrice della Via Appia. La scelta del sito rispondeva dunque a un’esigenza di controllo attivo del territorio più che a una semplice funzione difensiva.
I materiali impiegati, prevalentemente pietra calcarea locale legata con malte particolarmente resistenti, testimoniano una solida tradizione di ingegneria militare, che garantì alla struttura una notevole durabilità nel tempo.
Tra XI e XII secolo, con l’affermazione normanna, il castello assunse un ruolo centrale nel sistema difensivo locale. Ruggero d’Altavilla utilizzò i sotterranei come prigioni, rinchiudendovi numerosi prigionieri beneventani. Il sito fu teatro di importanti episodi bellici: nel 1127 le forze congiunte di papa Onorio II e dei suoi alleati tentarono senza successo di espugnare la fortezza, mentre nel 1133 il conte Rainulfo, alla testa di un imponente esercito, riuscì ad abbatterne le difese e a interrompere l’approvvigionamento idrico, costringendo Ugone Infante, signore di Apollosa, alla resa.
Le fonti locali, in particolare il manoscritto "Notizie Storiche della Terra di Apollosa" (1805) di Francesco Emmanuele Fiorenza, attestano l’esistenza di un articolato sistema di cunicoli e ambienti ipogei collegati alla Via Appia. Tali strutture,con molta probabilità, svolgevano funzioni sia difensive, garantendo rifornimenti e movimenti protetti, sia offensive, consentendo sortite e trasferimenti occulti di uomini e armamenti, confermando il carattere attivo della fortificazione.
Sotto Federico II di Svevia, il territorio di Apollosa fu progressivamente sottratto all’influenza dei Benedettini di Santa Sofia di Benevento e integrato nel sistema di controllo diretto dell’Impero. Il castello assunse così anche un valore simbolico quale presidio del potere svevo. Questo assetto si spezzò nel 1266, quando la battaglia di Benevento, combattuta a breve distanza, segnò la sconfitta di Manfredi di Svevia e la fine del dominio svevo nel Mezzogiorno. Con l’avvento angioino le strutture fortificate furono inserite nel nuovo quadro politico-amministrativo, mantenendo tuttavia il controllo sulle principali direttrici di traffico.
Nel 1269 Carlo d’Angiò concesse la baronia di Apollosa a Emanuele Frangipane. Nei secoli successivi, il ruolo militare del castello si ridusse progressivamente, fino a riemergere nel XV secolo durante i conflitti tra Angioini e Aragonesi. Proprio in questo contesto, nel 1460, Ferdinando I d’Aragona ordinò la distruzione dell’antico abitato di Terravecchia, ritenuto un potenziale centro di resistenza.
A seguito di tali eventi, la popolazione abbandonò definitivamente il sito medievale e si trasferì in una posizione più elevata, dando origine al nucleo dell’attuale centro abitato di Apollosa. La scelta rispondeva a criteri di maggiore sicurezza passiva e di migliore integrazione con le risorse agricole, segnando il passaggio da un insediamento fortemente militarizzato a un assetto urbano più stabile e funzionale. Il castello, privato delle sue funzioni, entrò così in una fase di irreversibile declino.
La vicenda del castello di Apollosa riflette in modo emblematico la storia del territorio sannita: un luogo nato per il controllo delle vie di comunicazione, trasformato in baluardo militare e infine abbandonato con il mutare degli assetti politici e sociali. La collina di Terravecchia, oggi silenziosa, continua tuttavia a rappresentare un punto di riferimento nella memoria collettiva, testimonianza di una lunga storia di continuità, conflitti e trasformazioni che hanno modellato il paesaggio e l’identità della nostra comunità.
Fonti:
- Notizie storiche della Terra di Apollosa a cominciare dall’anno 1112, conservato presso la Biblioteca Provinciale di Benevento.
L’opera fu redatta e aggiornata nel tempo da diversi autori:
– nel 1805 da don Francesco Emmanuele Fiorenza, agente generale dei Principi di San Giorgio del Sannio;
– nel 1835 continuata da don Girolamo Fiorenza;
– nel 1865 ripresa da don Nicola Fiorenza.
– nel 1835 continuata da don Girolamo Fiorenza;
– nel 1865 ripresa da don Nicola Fiorenza.
Il manoscritto, confluito nella raccolta Terre e Casali, rappresenta una fonte di eccezionale valore per lo studio della topografia, della storia militare e delle infrastrutture del territorio apollosano.
- Mario Rotili, "L'arte nel Sannio"
- Flavio Russo, "Castelli medievali: la provincia di Benevento"
- Alfonso Meomartini, I comuni della provincia di Benevento, Benevento, 1907 (ristampa 1970).
- Falcone Beneventano, Chronicon Beneventanum. (Fonte medievale che documenta la celebre battaglia del 1127 tra il rettore di Benevento e il barone Ugo Infante di Apollosa nei pressi del Castello di Terravecchia).
- Theodor Mommsen, Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL), Vol. IX. (Per i riferimenti alle epigrafi romane e al miliario che dà il nome al paese, spesso collegate alla storia del sito del castello)
Apollosaincifre © A. Savoia Luglio 2023
Music track: Imagination by Alegend
Source: https://freetouse.com/music