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Una vita da scugnizzo, dal cinema alla scuola

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Domenico  Formato:
una vita da scugnizzo, dal cinema alla scuola






L’immagine dello scugnizzo Domenico Formato se la porta dietro dal giorno che partecipò da vero protagonista al film di Nanni Loy, “Le Quattro giornate di Napoli”. L’incontro col regista avvenne per caso durante una gita scolastica a Paestum. Il piccolo Domenico si trovava insieme ad un folto gruppo di allievi del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, dove era ospite, dopo aver perso il padre all’età di 4 anni
Quell’allegra brigata suscitò l’interesse di Loy, che cercava un volto adatto ad interpretare la parte di Gennaro Capuozzo, l’eroe fanciullo delle drammatiche giornate della ribellione e della liberazione dei napoletani dall’occupazione tedesca. L’artista si recò a Maddaloni per una prima selezione tra trecento ragazzi. Poi ci furono altri test e provini ed infine rimasero in tre.

“La scelta definitiva della Titanus cadde su di me - racconta Formato - io piacqui soprattutto per l’espressione del viso. Una spinta, forse, arrivò anche da Regina Bianchi, che invitò lo staff a scegliermi perché ero orfano di padre. Il contratto fu stipulato dal direttore del Villaggio, Don Salvatore D’Angelo, ad insaputa di mia madre”.
Cominciò così l’avventura cinematografica di Domenico, che all’epoca aveva solo tredici anni. Eravamo nell’estate 1962 quando iniziarono le riprese del film. La lavorazione durò sei lunghi ed intensi mesi. Il ragazzo, originario di Apollosa, in provincia di Benevento, si trovò improvvisamente catapultato nel mondo della celluloide, trascorreva i giorni accanto ad attori come Enzo Cannavale, Aldo Giuffrè, Regina Bianchi, che nel film fa la parte di sua madre. Non mancavano momenti di discussione col regista sulla recitazione e sull’interpretazione.

“Qualche volta mi piaceva improvvisare - ricorda Formato - ma Nanni Loy si arrabbiava quando la scena non veniva come lui voleva. Capitò un episodio divertente, ad esempio, quando andando a strappare il fucile dalle mani di un tedesco morto, nel vedere i suoi occhi spalancati, mi misi a ridere. Quell’atto violento richiedeva una faccia triste. Ma il regista mi sapeva prendere, toccandomi nell’orgoglio, mi diceva che poteva essere il mio secondo padre e che aveva contato molto su di me e non potevo deluderlo”.

Il film uscì nel 1963,acclamato dalla critica e dal pubblico. L’anteprima nazionale si svolse al Teatro San Carlo di Napoli. Tra gli ospiti illustri c’era anche Giovanni Leone, futuro Presidente della Repubblica. A quel grande evento partecipò anche Domenico, accompagnato dal direttore del Villaggio. “Alloggiavo all’Hotel Excelsior con tutta la troupe - afferma Formato - ero sotto sequestro, non potevo uscire, c’era gente che mi chiedeva l’autografo, al teatro tutti aspettavano me. Allora Lea Massari mi prese in braccio e mi portò fino al San Carlo. Era il maggio del 1963”.

Ritornato in collegio, il giovanissimo attore fu accolto con grande ammirazione ed affetto. La prima proiezione del film a Benevento si tenne al Cinema San Marco. “Quel giorno andò a vederlo anche mia madre -fa sapere Formato- e vedendo la scena finale in cui perdo la vita colpito dalle raffiche di un carrarmato tedesco si sentì male, dovettero portarla all’ospedale”.

Il successo de “Le Quattro giornate di Napoli” fu enorme. Vinse il Laceno d’Oro a Bagnoli Irpino ed il Nastro d’Argento. Il volto dello scugnizzo, chiamato “Cazzillo”, interpretato da Domenico Formato, diventa l’immagine più emblematica del film. Negli occhi di tutti rimane impresso qual suo gesto coraggioso mentre si accinge a lanciare una bomba contro i tedeschi. Il nome di Formato appare scritto subito dopo quelli di Gian Maria Volontè e Jean Sorel. Un’occasione felice e fortunata, assai promettente per il futuro. Accompagnata, però, da qualche delusione.

“Per quella parte importante - rileva Formato - mia madre ricevette solo un compenso di 15 milioni, fu un regalo personale di Nanni Loy, mentre il contratto prevedeva 65 milioni. Quelli della Titanus hanno sfruttato i diritti d’autore e d’immagine. Ho avuto qualche altra opportunità per fare l’attore. Ho partecipato ad un documentario, girato da una ragazza spagnola. Ma poi nient’altro. Il cinema è un’ambiente dove ci vuole fortuna ed una persona che ti segue”.

Dopo l’emozionante esperienza artistica, Domenico riprende il cammino alla ricerca di un lavoro. Al Villaggio consegue il diploma di elettrotecnico, vuole imparare un mestiere, ma il titolare della bottega dove va per fare l’apprendista non ha il tempo di seguirlo, indaffarato com’è ad aggiustare le televisioni nell’anno dei mondiali del 1965.

“Fui sfortunato - dice Formato - volevo fare il radiotecnico. Allora mi arruolai in marina, dove sono stato sei anni col grado di sergente tra La Spezia e Taranto , dove ho incontrato mia moglie Anna Lidia. Ma ben presto mi stancai di quella vita lontano da casa. Mi inventai così un lavoro, facendo l’agente di commercio nel settore edile. Poi, sfruttando una causa di servizio nella marina, entrai nei telefoni di stato a Napoli, dove rimasi fino al dicembre 1993.Dall’anno successivo sono passato all’Istituto Galilei, dove lavoro da 22 anni”.

Ora è arrivato il tempo della pensione. Lo scugnizzo di una volta ha conservato il suo carattere aperto e socievole nel ruolo di collaboratore scolastico. Il suo tratto distintivo è l’accoglienza. La sua bussola è l’impegno per un mondo più giusto. “Le mie origini - sottolinea Formato - sono socialiste. Poi il film le ha rafforzate. I partiti stanno perdendo la loro identità perché spesso mettono gli ideali in soffitta. Per questo invito i giovani ad impegnarsi per rinnovare la politica”.




fonte: Realtà Sannita
http://www.realtasannita.it/articoli/articolo.php?id_articolo=14790

Articolo di Antonio Esposito
2015

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